Riflessione per le vacanze

Riflessione per le vacanze

Carissimi parrocchiani,

al termine dell’anno pastorale mi permetto suggerire una riflessione prendendo spunto da quanto Papa Leone ha ribadito ai vescovi italiani il 28 maggio scorso: «la rinnovata attenzione all’iniziazione cristiana, non può essere pensata solo come preparazione ai Sacramenti».

La catechesi per l’iniziazione cristiana non può essere ridotta a un corso di “nozioni” sul cristianesimo prima dei sacramenti, gestito dai soli catechisti, essendo un’esperienza di vita che, nella comunità cristiana, accompagna all’incontro personale col Signore Gesù e aiuta a leggere sé stessi e il mondo alla luce della fede in lui. E, questo, richiede tempo, senso di appartenenza alla comunità, collaborazione costante tra parrocchia e famiglia.

Come dicevano i vescovi italiani nel 2010: «Educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo. In una parola, nutrire e guidare la mentalità di fede: questa è la missione fondamentale di chi fa catechesi a nome della Chiesa» (Il Rinnovamento della Catechesi, 38)

L’esperienza dei laboratori, che abbiamo avviato, non parte da principi astratti o dalle esigenze e aspettative personali o di gruppo e non è la semplice sostituzione di alcune attività tradizionali, ma cerca di tener conto della concretezza del contesto nel quale si opera, del quotidiano vissuto delle famiglie, del modo con cui ci si percepisce “comunità cristiana” e va è considerata il terreno su cui piantare e far crescere vere esperienze di catechesi.

L’esperienza dei Laboratori – alla quale affiancheremo un percorso di “educazione alla fede” non direttamente legato ai sacramenti – è un processo che domanda a tutti di ripensare il proprio rapporto con Gesù Cristo e il proprio sentirsi parte della comunità parrocchiale e che vuole affrontare la sfida madre di questo nostro tempo: ricostruire socialità e ridare senso alla dimensione comunitaria, confrontandosi con l’evaporazione della fede e le «forme di degrado e di analfabetismo civico» (Papa Leone, Pavia, 19/6/26).

Il vero punto di partenza sono le domande più che le risposte e la consapevolezza di essere chiamati ad avviare processi senza l’ossessione dei numeri e dei risultati immediati: i frutti di ogni processo si vedono nel tempo. Oggi, infatti, si vedono i frutti di un modello catechistico che viene da lontano e che non ha avuto la forza di rinnovarsi.

Un catechista, un libro, una classe: è un modello che trova una sua motivazione in un vissuto collettivo dove, in qualche modo, il contesto familiare, ecclesiale e pure quello sociale trasmettevano i caposaldi della fede cristiana. Oggi siamo in tutt’altro contesto.

A livello ecclesiale, salta subito all’occhio la distanza fra quello di cui generalmente si parla nei percorsi catechistici e le indicazioni del Magistero. Ad esempio, quanti operatori pastorali, catechisti e animatori compresi, conoscono i principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa, pur essendo essenziali per maturare le scelte personali e collettive alla luce del Vangelo e per salvaguardare l’umano in ogni concreto ambito di vita?

Nell’augurare a tutti un sano ristoro estivo, consiglio di cogliere l’occasione delle vacanze per leggete l’enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale: un compendio di saggezza e di fede che ci chiama ad abitare il presente custodendo la nostra umanità. Questa enciclica costituirà l’orizzonte entro il quale ci muoveremo nel prossimo anno pastorale.

Buona estate!

don Giovanni

Riflessione per le vacanze scaricabile

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