Il motto integrale dei benedettini, che è bene sempre tenere presente, non è Ora el Labora, ma:
Ora (prega), Lege (studia) et Labora (Lavora)
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IN CHIESA DA CREDENTI NEL CRISTO RISORTO
entrare in chiesa e partecipare alle celebrazioni è una scelta che va costantemente rinnovata
Il comportamento deve essere rispettoso della sacralità del luogo e mosso dalla consapevolezza che non è mai questione individuale (“sento così”), perché – direttamente o indirettamente – coinvolge anche gli altri.
La fede in Gesù Cristo, crocifisso e risorto, non è questione privata: con Gesù Cristo siamo chiamati a vivere una relazione feconda, personale e comunitaria; la fede chiede di essere professata e testimoniata comunitariamente.
Quando entri in chiesa fai bene il segno della Croce. Con calma, porta la mano dalla fronte al petto, dalla spalla sinistra alla spalla destra, dicendo: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Il primo pensiero e la prima preghiera sono per Gesù Cristo presente nel pane eucaristico: davanti a lui, e solo davanti a lui, si fa la genuflessione, piegando (chi non è impedito) il ginocchio fino a terra. La presenza del pane eucaristico viene segnalata da una lampada accesa posta a fianco del tabernacolo.
Solo successivamente il pensiero e la preghiera vanno a Maria e ai santi.
La preghiera personale è importante, ma non è alternativa a quella comunitaria, e tanto meno una “fuga” dalle celebrazioni liturgiche.
Arriva per tempo alle celebrazioni e non scappare prima della fine.
Nella preghiera liturgica non andare per conto tuo segui il ritmo comunitario, senza gridare e senza correre o rallentare, pregando e cantando con gli altri. La Messa e tutta la liturgia della Chiesa non è preghiera privata, ma comunitaria.
Se indispensabile, parla sottovoce e attento a non distrarre gli altri. Dopo la Messa puoi benissimo – ed è buona cosa farlo – salutare e parlare con le altre persone nello spazio antistante la chiesa.
Se vuoi accendere un lumino, non farlo durante le celebrazioni comunitarie.
PARTECIPARE ALLA SANTA MESSA
La Pasqua di Morte e Risurrezione è il centro della fede e della vita della Chiesa e di ogni cristiano: in ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte. La Pasqua del Signore viene proclamata anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli Apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti.
La partecipazione alla Santa Messa non è riducibile alla sola presenza: è necessaria la consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo inscindibile rapporto con tutta vita personale, familiare, sociale.
È necessario imparare a stare nella liturgia vivendo i diversi momenti del radunarsi, del camminare, del mangiare, del cantare, del pregare insieme che la liturgia ci fa propone.
La «liturgia della Parola» e la «liturgia eucaristica» sono strettamente congiunte e formano il medesimo atto di culto.
ALCUNE INDICAZIONI PER UNA PARTECIPAZIONE ATTIVA
Quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura, Dio parla al suo popolo e Cristo, presente nella sua parola, annunzia il Vangelo. Pertanto, le letture vanno proclamate senza atteggiamenti recitativi e ascoltate con attenzione per il proprio nutrimento spirituale.
Nella Preghiera eucaristica si compie il sacrificio che Cristo stesso istituì nell’ultima Cena, quando offrì il suo Corpo e il suo Sangue sotto le specie del pane e del vino, dandoli da mangiare e da bere agli Apostoli e lasciando loro il mandato di perpetuare questo mistero: “fate questo in memoria di me” (Luca 22:19).
Nella preghiera comunitaria i gesti e le parole uguali per tutti. L’atteggiamento comune del corpo, che i partecipanti sono invitati ad assumere in quanto unico corpo in Cristo, esprime l’unità dell’assemblea.
Si sta in piedi:
dall’inizio del canto di ingresso, o mentre il sacerdote si reca all’altare, fino alla conclusione dell’orazione o colletta; durante il canto dell’Alleluia prima del Vangelo; durante la proclamazione del Vangelo; durante la professione di fede e la dei fedeli; dall’invito “pregate fratelli e sorelle..” fino al termine della Messa (ad eccezione della consacrazione).
Si sta seduti:
durante le letture, escluso il Vangelo; all’omelia; mentre vengono presentati il pane e il vino fino all’invito “Pregate fratelli… “; nel silenzio dopo la Comunione, alzandosi per la preghiera di finale.
Si inchina la testa:
durante il Credo, alle parole “e per opera dello Spirito Santo…e si è fatto uomo ” e per ricevere la benedizione finale.
Si sta in ginocchio (se possibile) o in piedi, ma non seduti, durante la consacrazione fino a “Mistero della fede”.
Lo scambio del dono della pace” è un gesto simbolico che vuole esprimere la disponibilità a comunicare la pace di Cristo accolta attraverso la relazione interpersonale: basta scambiare il segno con le persone che hai accanto. Non lasciare il posto per andare a stringere la mano qua e non sbracciarti nel saluto. Cerca soprattutto di avere il cuore “riconciliato”.
COME ACCOSTARSI ALLA COMUNIONE EUCARISTICA
Ricevere il Signore presente nel pane eucaristico è un’esperienza sempre nuova, anche perché noi siamo sempre diversi: bisogna preparare cuore e mente.
Se ti rendi conto di essere in peccato grave e sei sinceramente pentito, puoi fare la comunione: il vero pentimento presuppone la volontà di andare a chiedere il Sacramento della Riconciliazione appena possibile
Colui che si riceve in dono è il Signore: per non banalizzare evita qualunque cibo o bevanda (eccetto l’acqua e i medicinali) per almeno un’ora prima della Comunione.
La vera devozione nella liturgia si manifesta nel “fare comunione” anche nei gesti e negli atteggiamenti comunitari.
Per ricevere il pane eucaristico ricordati che stai partecipando a una celebrazione comunitaria: mettiti devotamente in fila, rispetta il tuo turno e ricevi l’ostia con umiltà, evitando atteggiamenti plateali (cercare di essere sempre i primi o correre quando la fila sta finendo; mettersi in ginocchio mentre tutti ricevono l’eucaristia in piedi, ecc.), che manifestano il desiderio di differenziarsi più che un sentimento positivo.
Puoi ricevere l’ostia direttamente in bocca
prestando attenzione a non toccare le dita del sacerdote con la lingua o con le labbra, perché quelle dita poi toccano le ostie che altri ricevono. Evita di prendere l’ostia direttamente in bocca in caso di raffreddore forte, influenza, ecc.
Dopo che il ministro ha detto: “Il Corpo di Cristo”, rispondi “Amen” Ricevi l’ostia consacrata e torna al tuo posto, senza ulteriori gesti, come segni di croce, riverenze particolari, ecc. Raccogliti in adorazione ringraziamento
Puoi ricevere l’ostia sulla mano comportati così:
presentati al ministro con la mano sinistra stesa sopra la destra (o viceversa) e con il palmo delle mani rivolto verso l’alto e bene aperto: le mani debbono essere pulite e libere da oggetti vari come borse, libri, corone del rosario, ecc.
quando il ministro dice: “Il Corpo di Cristo”, rispondi “Amen”
dopo che il ministro ha deposto l’ostia consacrata sul palmo ponila delicatamente sulla lingua con le dita della mano. Torna al tuo posto senza ulteriori gesti, come segni di croce, riverenze particolari, ecc. Raccogliti in adorazione ringraziamento
Vivere bene la celebrazione eucaristica nella sua costitutiva dimensione comunitaria è essenziale per coltivare una spiritualità che coinvolge tutte le facoltà personali e per mettere a frutto i propri talenti per il bene comune.
«Il Signore non vuole un culto separato dalla vita e non gradisce sacrifici e preghiere se non ci conducono a vivere l’amore verso i fratelli e a praticare la giustizia…La nostra fede è autentica quando abbraccia tutta la nostra vita, quando diventa un criterio per le nostre scelte, quando ci rende donne e uomini che si impegnano nel bene e rischiano nell’amore proprio come ha fatto Gesù» (Leone XIV, Angelus 24 agosto 2025).



